MR BOOTH & MISS BONES

by Dreamhunter


Disclaimer: Questa è una piccola one shot che mi è stata ispirata dall'undicesimo episodio della quarta stagione di “Bones”, già diventato uno dei miei preferiti, ovvero “The passenger in the oven”. Però credo che la possa leggere chiunque, perché si ispira ad una singola scena e sono stata ben attenta a non inserire spoiler importanti per l'Italia. Per cui leggete liberamente. E' solo una piccola storia divertente. E, ehm, piccante. E' che proprio non ho potuto resistere...
Il pairing è il solito, ovviamente. Di chi potrei parlare se non di Booth e Brennan?
E il rating... DECISAMENTE NC17. ;)
Va da sè che i personaggi non mi appartengono ed io non li uso a scopo di lucro.
Buona lettura.


“Sono la prima ad ammettere di essermi prestata a giochi di ruolo, in certe situazioni erotiche”.
“Ok, sai cosa, comincia a fare un po' caldino, qui”.
Brennan e Booth – 3x03

Dal bancone del bar, il barista di tanto in tanto sbircia le due donne ad uno dei tavolini d'angolo. Impossibile non notarle. Così belle, entrambe. E sexy... Quella sulla destra è di colore, con splendidi capelli neri raccolti in una lucida coda di cavallo, e veste all'ultima moda, con una stretta gonna a tubino sotto il ginocchio, di un rosso sfacciato. Per esperienza, Brian, che, prima di trasferirsi a Washington, ha lavorato nei locali di Los Angeles e New York, sa che quel tipo di gonna esige gambe perfette. E... beh... lei le ha. Accidenti, se le ha...
E quelle scarpe in tinta, con quei tacchi a stiletto... Wow.
Ma anche la donna sulla sinistra è splendida. Praticamente l'opposto dell'altra: pelle di panna, volto da gatta, capelli castano chiari legati in uno chignon molto chic, due occhi che persino nelle luci basse del pub riescono a bucare la penombra con il loro colore sospeso a metà tra il blu e il verde. E poi ha quella piccola bocca vagamente imbronciata e la scollatura profonda messa in risalto da una collana di catenelle d'argento. Che decolleté...
“Sono due dottoresse”, lo informa un collega, dandogli di gomito. “Lavorano qui dietro, al Jeffersonian Institute. Hanno cominciato a venire qui con i colleghi appena il locale ha inaugurato. Però è la prima volta che le vedo da sole...”.
Brian annuisce, intrigato. Due dottoresse, eh?
Al loro arrivo, gli sono parse un po' rigide, a disagio. Non le ha servite lui, ma all'inizio non hanno quasi parlato, limitandosi a bere in silenzio. Delle birre piccole. Poi hanno ordinato ancora e l'atmosfera si è un po' sciolta. Ora stanno chiacchierando piuttosto serenamente. La dottoressa bruna ride spesso, quella con gli occhi di cielo si limita a sorridere oppure aggrotta la fronte. Brian pensa che vorrebbe essere una mosca per poterle ascoltare...


Temperance Brennan guarda Camille Saroyan che ride seduta davanti a lei. Non ha un'idea precisa di come siano finite lì insieme. E' accaduto e basta. Hanno lavorato sino a tardi su un caso di omicidio multiplo e dopo si sono incrociate nel parcheggio, troppo stanche persino per andare a dormire. Uno scambio di frasi di circostanza ed hanno scoperto di condividere la stessa intenzione: andare a bere qualcosa al nuovo locale.
Chi ha proposto a chi di farsi compagnia?
Non lo ricorda, ma si è rivelato piacevole. Ed inaspettato.
Con Cam non è mai stata veramente in sintonia. Un paio d'anni fa se l'è ritrovata a sorpresa come capo, al ritorno dalle ferie, e non è stato facile conciliare i loro diversi modi di essere. Cam è un medico legale con la mentalità del poliziotto, lei un'antropologa indipendente e iper-razionale, poco abituata ad avere padroni. Senza contare che Cam all'epoca era una ex dell'agente speciale Seeley Booth, il partner di Temperance nelle indagini criminali che il Jeffersonian Institute conduce con l'FBI. Una ex con cui lui aveva ripreso la relazione di nascosto. Il suo capo e il suo partner... Un periodo complicato. E superato.
Adesso Booth e Cam non si frequentano più da tempo. E sul lavoro le cose sono migliorate. Cam si è integrata nel gruppo del Jeffersonian e ha stabilito con lei un rapporto di reciproco rispetto. A modo loro si piacciono.
Ma questa serata, a bere insieme con una certa spensieratezza, rappresenta davvero una novità.
Non stanno bevendo troppo, però a sufficienza per essere più rilassate del solito. Con una giornata come quella che hanno avuto, ci voleva proprio...
“Puoi ripetere, per favore?”, le chiede Cam, continuando a ridere.
Per molto tempo, si sono date del lei. Ora Cam le da del tu, sebbene seguiti a chiamarla “dottoressa Brennan”.
“Dunque...”. Temperance esita. Perché poi le è venuto in mente di raccontarle quella storia stupida? “E' successo un paio di mesi fa, quando Booth ed io stavamo andando in Cina ed hanno ucciso quella donna sull'aereo, mettendo il corpo nel...”.
Cam le fa segno di procedere oltre. “Il caso l'abbiamo risolto, dottoressa. Vai al punto”.
“Sì, beh... Tramite una passeggera anziana, Booth mi aveva procurato un paio di occhiali da lettura, utili per osservare piccoli particolari sui resti. Stavo lavorando sul cadavere e lui è entrato e... ha cominciato ad agire in modo strano...”.
Sulla bocca di Cam tremola di nuovo una risata a stento trattenuta.
“Strano...”.
“Già”, conferma Temperance con enfasi. “Mi ha guardato e poi mi è venuto vicino e con una voce bassa e sospirata mi ha detto Quello che voglio da te è che ora tu ti tolga gli occhiali, ti sciolga i capelli e mi dica “Mr Booth, lo sa qual è la punizione per aver consegnato i libri in ritardo?””.
Le labbra di Cam vibrano. “E tu che hai fatto?”.
“Ho chiesto perchè”, risponde candidamente Temperance.
Cam non resiste più e sbotta in una risata fragorosa. Le lacrimano persino gli occhi.
“Ma cosa c'è di così divertente?”, domanda Temperance perplessa.
“E lui?”, la incalza Cam. “Lui come ha reagito?”.
“Si è tirato indietro, ha detto che non importava. E io l'ho mandato a cercare altro materiale che mi serviva per l'analisi del corpo. Solo che...”. Temperance si morde il labbro inferiore. “Ecco, dopo che se n'è andato, io ci ho provato...”.
Cam ride e scuote la testa. E... scuote la testa e ride. “A fare che?”.
“A togliermi gli occhiali e a sciogliere i capelli... Volevo capire il significato delle sue parole. Però...”. Temperance allarga le mani. “Non l'ho capito. Cosa c'entravano i libri? Era una qualche citazione di cultura moderna che io ignoro?”.
“Oddio, aspetta...”. Quasi con il singhiozzo, Cam fruga freneticamente nella borsetta e ne tira fuori un pacchetto di fazzolettini di carta. “Tu e Booth dovreste essere scritturati per un film. Vincereste di sicuro un sacco di Oscar”.
“Non ti seguo...”.
“Era una fantasia sessuale, dottoressa Brennan”.
Temperance si acciglia.
“La fantasia della bibliotecaria con l'aria da zitella che improvvisamente si scioglie e diventa tutta sesso”, prosegue Cam. “E che punisce in maniera orizzontale l'uomo che ha riportato in ritardo i libri presi in prestito alla biblioteca. E' una tipica fantasia maschile. Devono averci girato centinaia di scene a luci rosse”.
L'espressione di Temperance è di puro stupore. “Quindi Booth mi avrebbe detto Togliti gli occhiali, sciogliti i capelli e... puniscimi?”.
“Esatto”, ride Cam. “E voleva anche che lo chiamassi Mr Booth”. La risata aumentò di intensità.
“Ma...”. Temperance è sempre più allibita. “... quindi Booth mi ha fatto una proposta sessuale?”.
“Beh, eravate su un aereo e nel mezzo di un'indagine per omicidio... Non credo si aspettasse di passare all'azione... Stava flirtando, Brennan. E' una cosa che adora fare, con quella sua voce sexy e ammiccante e quel suo sguardo allusivo...”. Il commento di Cam ha una nota consapevole, il tono dell'esperienza diretta. “Fa parte del suo fascino. Sotto il gentiluomo c'è un ragazzaccio che in certi momenti prende il sopravvento”. Sospira divertita. “E sono sempre bei momenti”.
Ammutolita, Temperance la fissa.
“Che c'è?”, chiede Cam. “Qual è il problema?”.
“E' che... E' buffo, ma non ho mai considerato che Booth avesse fantasie sessuali...”.
“Le abbiamo tutti”.
“Sì, ovvio... ma lui è così riservato...”.
“Riservato non significa asessuato, dottoressa Brennan”.
“Certo, lo so... Però... Ecco, è capitato che parlassimo di sesso, ma in generale. Non era mai accaduto che mi rendesse partecipe di una sua fantasia...”.
“C'è sempre una prima volta”, osserva serenamente Cam.
“E ne ha molte?”.
“Come?”.
Temperance si lecca le labbra. “Booth... ha molte fantasie?”.
“Beh, diciamo che in quel settore è un tipo parecchio divertente e... uhm, sì... eclettico”.
“Ma... ai tempi del caso sui pony players, lui mi disse che non gli piaceva quel genere di sesso...”.
“E infatti è così. Fare sesso con qualcuno che si finge un pony equivale a spersonalizzare completamente l'altro. E' come farlo con una bambola gonfiabile. Booth invece ha bisogno di contatto, di complicità. Anche quando gioca. Vuole interagire con la donna con cui va a letto a tutti i livelli. Il che lo rende un amante davvero piacevole...”.
“E... quando stavate insieme, avete... applicato... molte di queste sue fantasie?”.
Gli occhi di Cam si restringono. “Dottoressa Brennan, questa conversazione sta diventando imbarazzante”.
“Scusami”, mormora Temperance. Ma gli occhi le brillano di interesse.
“Figurati. Abbiamo bevuto a stomaco vuoto. Una mossa azzardata”. Cam sorride. “Sarà meglio che vada. Ho un gran bisogno di un bagno e di mettere qualcosa di nutriente sotto i denti”. Si alza. Lascia delle banconote sul tavolino.
“Buonanotte, allora”.
“Buonanotte, dottoressa Brennan. Grazie per la compagnia. E...”. Appendendo la tracolla della borsetta a una spalla, Cam si piega leggermente verso Temperance. “Brennan, se hai delle... mmm, curiosità... rivolgiti direttamente a Booth”. Le fa l'occhiolino. “Ti serve giusto un paio di occhiali...”.
Esce dal locale prima che Temperance abbia il tempo di ribattere.


Mezzanotte da qualche minuto.
Gli uffici della sezione omicidi dell'FBI sono pressoché deserti.
Mentre si dirige a quello di Booth, scorge un agente dentro lo stanzino delle fotocopie. Un altro lavora ad un computer. Ma la maggior parte delle scrivanie sono vuote, le lampade spente.
Perfetto.
Avvicinandosi, lo intravede oltre la porta a vetri spalancata. Anche lui al pc. Lo schermo gli illumina il viso assorto. I capelli corti e scuri sono arruffati come se ci avesse passato spesso le dita, impegnato nella lettura dei dati. E la camicia bianca gli si tende in maniera molto virile sulle spalle larghe. Ha allentato la cravatta. E sulle sue guance è visibile un'ombra di barba.
Pensa che è bello. Bello sul serio.
L'ha sempre pensato.
Però questa notte, all'idea, prova una sorta di languore intossicante.
E' questo languore che sta ascoltando.
La ragione è chiusa in un recesso del suo cervello. Il languore la guida.
Gli ha concesso potere di manovra poche volte, nella vita, ma non l'ha mai sentito così forte.
Attraversa la soglia dell'ufficio e si chiude la porta dietro la schiena. Gira la chiave nella toppa. Indisturbata. Booth è troppo concentrato, non ha nemmeno udito il suono dei suoi tacchi sul pavimento. Ma ora solleva gli occhi. Lei sta abbassando le veneziane che servono per schermare il vetro della porta e della parete principale dell'ufficio. In un attimo la stanza si fa più buia.
“Bones... Che...”. Si interrompe stupito.
Lei non risponde. Si volta. Indossa uno dei camici blu del Jeffersonian. E un paio di occhiali. Che toglie lentamente. Così come il fermaglio dei capelli. Li scuote, se li lascia ricadere sulle spalle, morbidamente.
Nello sguardo di Booth si accende una luce di stupore.
“Mr Booth...”, pronuncia piano lei. “Lo sa qual è la punizione per chi riporta i libri in ritardo?”.
“Oh... Ehi, Bones...”, sussurra Booth. “Che cosa stai...”.
Lo zittisce, le mani sui fianchi. Autoritaria. “Miss Bones, prego”.
“Miss... Bones...?”. Gli occhi di Booth ora sono neri. Neri di desiderio improvviso. Ha mangiato la foglia. E l'incredulità è battuta cento a uno dall'eccitazione che l'invade come un'onda violenta. Uno tsunami.
Un'onda che si propaga alla pelle di lei.
Inizia a sbottonarsi il camice, bottone dopo bottone.
E la poltrona di lui scricchiola, quando ne apre i lembi, mostrandogli il completo intimo di pizzo nero, E il reggicalze.
La bibliotecaria tutta sesso se l'è immaginata così. Gli piace?
Oh, sì... Dal modo in cui la guarda. La divora da lontano.
“Bones...”.
Lo fulmina con un'occhiata di rimprovero.
Booth si agita, serrando le mani sui braccioli. Travolto dalla meraviglia. “Miss Bones, mi scusi... Io... lo ammetto. Non credo di... di conoscere la punizione per chi... mmm.... riporta i libri in ritardo...”.
“E i suoi libri erano tanti, Mr Booth. Per questo la punizione sarà ben più severa”.
“Ah... “, biascica lui. “Cosa... cosa... devo fare?”.
“Niente”. Lei avanza. Il camice si affloscia sul pavimento. Vi getta sopra gli occhiali e il fermaglio. Non vuole intralci inutili. Aggira la scrivania, camminando sinuosa sui tacchi, deliziata dalla sensazione di essere nuda davanti a lui. Nuda a parte pochi, trascurabili, frammenti di pizzo.
“Deve solo sottomettersi alla punizione”.
Si china. Posa le mani su quelle di Booth e spinge indietro la poltrona. I loro visi sono vicini, i respiri si mescolano. Lei abbassa lo sguardo sull'erezione di lui, evidentissima. “Vedo che si vergogna veramente molto del suo ritardo, Mr Booth”.
La sta rimirando, come se volesse mangiarla.
Come se lei fosse il cibo più squisito del mondo. Il dolce più gustoso.
Brucia del suo stesso languore.
“Sì... Sono molto colpevole, Miss Bones. Merito ogni cosa che vorrà farmi...”.
“Può starne certo”. Lei gli sfila la cravatta. Prende le forbici da uno dei portapenne sulla scrivania. La taglia. Metodica, lenta. Con addosso gli occhi di lui. E' completamente bagnata. E sa che il suo profumo di donna lo circonda, gli ha già impregnato i sensi. Con i due pezzi di cravatta gli lega i polsi ai braccioli.
Booth non si oppone. “Miss Bones, che crudeltà...”.
“Non ho nemmeno cominciato, Mr Booth”.
Adagio, lei si accovaccia tra le sue gambe, le mani che gli accarezzano i muscoli tesi delle cosce. Sotto i pantaloni vede crescere la sua erezione. Con un sorriso, gli slaccia la cintura.
Cocky... eh?”, gli dice alludendo alla scritta provocatoria sulla fibbia. “E' un galletto vanitoso, Mr Booth?”.
Quando gli tira fuori la camicia dai pantaloni, lui ansima. “Se lo sono, verrò punito... di più?”.
Le dita di lei si muovono leggere sui bottoni della camicia. “Assolutamente sì”.
Il torace di Booth viene messo a nudo. Ed è tremendamente invitante, un insieme di fasce muscolari toniche e frementi. Il profumo della sua acqua di colonia è intenso, adesso. Mischiato all'odore naturale della sua pelle. Della sua eccitazione.
“Allora lo confesso. Lo sono. Un terribile, terribile, vanitoso galletto...”.
“Mmm...”.
Questo mugolio felino le è uscito di istinto di gola, al contatto della lingua con il sapore dei suoi pettorali, dei suoi capezzoli. Sa di buono. E' salato.
Scende giù, sino all'ombelico. Sino all'orlo dei pantaloni.
Lui si inarca e lei di colpo risale. Sino alla gola. Sino al punto morbido e arrendevole appena sotto la mascella. Lo morde. Lo succhia.
“Miss Bones...”.
Quanto è sexy la voce di Booth distorta dal desiderio...
Sembra velluto. Velluto e seta. E raso.
Tessuto denso che scivola ed avvolge.
Sale ancora più su. I loro occhi si incontrano.
Si incontrano le loro bocche.
E gli occhi si chiudono.
Baciandolo, lei si allunga tutta sul suo corpo, il seno che si preme sul suo petto, il pizzo che struscia e pizzica. Sente che lui tenta di sciogliere i nodi ai polsi. Vorrebbe toccarla. Il miraggio delle sue grandi mani su di sé la inebria. Ma è presto. Non adesso.
Dunque, lo sottomette. Senza abbandonare la sua bocca, gli monta addosso a cavalcioni. E così si incontrano anche i loro sessi, separati solo dalla stoffa. Un fulmine li attraversa. Il bacio s'intensifica. Diviene una lotta, una battaglia. Lei lo tiene per il volto, gli affonda le dita nei capelli.
Poi di colpo si stacca. Per guardarlo.
Per guardare la sua bocca arrossata e umida.
Sorride ai suoi occhi annebbiati, color del caffè bollente.
“E' pronto, Mr Booth?”.
Lui annuisce. Non ha più fiato. Forse per lo sbalordimento ha finito le parole di scorta. La scruta, ipnotizzato, mentre si sgancia dal reggicalze qualcosa che non aveva notato, che fatica a distinguere.
Qualcosa che dimentica, al rumore della sua cerniera che si abbassa.
Subito le mani di lei gli forzano gli slip, le sente, calde e lisce, intorno al suo membro. Ed è in questo momento che realizza che cosa sia l'oggetto misterioso che lei portava appeso al reggicalze: un anello di cuoio.
Glielo sta stringendo alla base dell'erezione.
“Ah, Miss Bones... “, geme, in preda ad un'eccitazione che rasenta il dolore.
“Sa che cosa le ho fatto?”, chiede lei sorniona.
“Sì. Ha intenzione di prolungare il più possibile la mia punizione...”.
“Esatto. Le consiglio di essere collaborativo”.
Il tono è minaccioso, ma il modo in cui gli accarezza il membro con le labbra e la lingua è gentile. Titillante.
Sta torturando anche se stessa, però. Il ventre le duole. E' contratto.
Lo vuole. Lo vuole ora.
Si sistema nuovamente a cavalcioni su di lui e si sposta le sottili, impalpabili mutandine di lato. La penetrazione avviene con una naturalezza ed una completezza tali da stordirli. E' tutto così incredibile e spettacolare che lei quasi non vorrebbe muoversi. Vorrebbe solo restare così, con le mani sulle sue spalle, le loro fronti unite, i respiri intrecciati. E la sensazione folgorante di averlo dentro. Di essere un tutt'uno con lui.
Due corpi in un unico spazio. A sfidare, infrangere le leggi della fisica.
In un tempo lontano, in un altro universo, l'agente speciale Seeley Booth aveva raccontato alla dottoressa Temperance Brennan che un miracolo del genere poteva capitare. Adesso, in questo tempo, in questo universo, Miss Bones sta scoprendo con Mr Booth che è vero. E le piacerebbe tanto andare da quei due, i due dell'altro universo, e dirglielo. Dire che è tutto vero. Tutto favolosamente vero.
E' costretta a muoversi. Lui, dentro di lei, la ricambia.
E' un dialogo di carne e sangue e anima.
Di baci, di gemiti, di spinte dolci ed insieme disperate.
Chi lo avrebbe mai immaginato che sarebbe stato così?
“Miss Bones...”, bisbiglia Booth sulla sua bocca.
E lei lo sente: il suono secco dei pezzi di cravatta che si spezzano.
Sente le spalle di lui indurirsi per lo sforzo.
Sente le sue grandi mani, finalmente libere, afferrarla, prenderla.
Sente che la solleva a forza e la stende sulla scrivania.
Sente fogli che le si accartocciano sotto la schiena e il pizzo delle mutandine che si lacera.
Sente il peso di lui addosso, dentro.
Lo sente fino in fondo.
Le preme le labbra sul collo. “Sono abbastanza collaborativo, Miss Bones?”.
“La esorto a fare del suo meglio, Mr Booth...”.
Oh, lui obbedisce. Spinge sempre più forte, sempre più a fondo.
E lei ancora e ancora e ancora lo sente.
Nelle terminazioni nervose, nel sangue, nelle viscere, nell'anima, nel cuore. Nella mente. Lo sente ed è un piacere doloroso, feroce, al calor bianco. Una lama acuminata che, lo sa già, le lascerà una cicatrice inguaribile. Eterna.
Si avvinghia a lui, ai suoi fianchi, alla sua schiena, alle sue spalle.
“Mr Booth...”, invoca. “Mr Booth... Mr Booth...”.


Il telefono sul tavolino sta suonando.
Raccoglie il ricevitore in automatico. Con gli occhi chiusi.
“Mr Booth?”.
“Eh? Bones? Che hai detto?”.
Temperance spalanca gli occhi.
E' sul divano di casa sua. Il salotto è rischiarato dalle prime luci dell'alba. “Booth? Sei tu?”.
“Sì, Bones, sono io. Ma... ho capito male o mi hai chiamato Mr Booth?”.
“Uh? No... no...”. Stranita, Temperance si guarda intorno.
Indossa gli abiti di ieri sera. E lentamente i ricordi si ricompongono. E' andata al nuovo locale con Cam. Ha bevuto. E' tornata. Si è seduta sul divano con l'idea di guardare un po' di tv per conciliarsi il sonno e... non ha affatto acceso la tv.
Ha acceso ben altro!!!
“No, certo che non ti ho chiamato Mr Booth!”, esclama con gli occhi sbarrati. “Perché avrei dovuto?”.
“Ok, ok, non importa. Devo aver capito male. Ti ho telefonato perché sono emerse delle grosse novità sul caso Jones. Passo a prenderti, d'accordo? Sono in auto, sarò lì tra una ventina di minuti, traffico permettendo”.
“Mmmm?....”. Lei si siede diritta, sbattendo le palpebre. Ooooh... Ma quanto ha bevuto, insieme a Cam? Tanto. Deve aver bevuto tanto... “Mmm... sì, ok”.
“Bones, ma stai bene?”.
“Uhm... sì, sì, è che stavo dormendo...”.
“Già, scusa. Io ho passato tutta la notte in ufficio e non ho pensato che... Comunque ho con me anche la colazione”.
Ho passato tutta la notte in ufficio...
Pure io sono stata nel tuo ufficio, pensa Temperance.
E lo stomaco le si attorciglia. Si accorge di avere le mutandine appiccicose.
Ooooohhhhh...
“Bones? Ci sei?”.
“Sì, sì... Grazie per la colazione. Mentre ti aspetto mi farò una doccia. A dopo”.
Riaggancia in tutta fretta.
Al telefono Booth ha sempre avuto una voce così... da letto?
Balza in piedi. Assalita dal panico.
La doccia la farà fredda. Gelida.
Miss Bones...
Mr Booth.... Mr Booth... Mr Booth....

OOOOOHHHHHH....!!!!
Corre in bagno. Letteralmente.
Si infila nel box mezza vestita. Grida al contatto con l'acqua freddissima.
Ha deciso. Diventerà astemia.
L'acqua le scorre lungo il corpo.
In tutti i punti in cui lui l'ha toccata nel sogno...
Sotto il gentiluomo c'è un ragazzaccio che in certi momenti prende il sopravvento...
Mmm... oooohhh...
Apre il getto dell'acqua calda, si versa addosso il bagnoschiuma alla vaniglia, se lo lascia scivolare sulla pelle...
Sono abbastanza collaborativo, Miss Bones?...
Sì, beh...
Il vapore riempie il box doccia.
Forse non diventerà del tutto astemia...


(FINE)