TRE NOTTI SUL FIUME

di Franca B

scritto nel 2000

 

La prima notte in cui la vidi, seduta in riva al fiume, era così assorta in quel che di misterioso stava facendo ed era così seducente la perfezione con cui il suo mantello le si apriva intorno a corolla, come se indossasse un fiore di cielo senza stelle, che avrei voluto non dover sorgere, per evitare di disturbarla...

Ma già alcuni dei miei raggi più intraprendenti cominciavano a filtrare tra i canneti e le foglie dei gattici, incendiando le acque di guizzanti scintille: sono un satellite e le leggi del tempo esigono da me un dazio di precisione, perciò uscii allo scoperto.

Mi schiarii la voce. "Salve".

La donna restò a capo chino, per nulla impressionata dal mio sfolgorante apparire, e annuì. "Salve a te, amica degli insensati".

"Non sono amica di nessuno", puntualizzai, "o piuttosto lo sono di tutti".

Sentii la donna ridere piano. "Domando scusa, ma in questo modo ti chiamò un poeta ed io ritengo particolarmente intriganti le definizioni dei poeti, simili come sono all'acqua ghiacciata: lisce e compatte in superficie, liquide e multiformi al di sotto".

Lei parlava - tutti gli abitanti bipedi del mondo azzurro intorno a cui orbito amano parlare - ed io intanto la scrutavo.

Aveva mani pallide e sottili che si muovevano come rapide farfalle, lasciando cadere qualcosa nel fiume. Si trattava di piume, alcune nere, altre bianche.

"Che significano quelle piume ? ", chiesi.

"Sono cadute dalle ali dei sogni. Quelle bianche appartengono alle ali dei sogni possibili, quelle nere alle ali dei sogni impossibili ".

" Mi sembrano per la maggior parte nere ".

La donna sospirò sotto il cappuccio. "Lo sono quasi tutte, già... Amica degli insensati, tu cosa ne pensi dei sogni ? ".

"Sapessi quanti ce ne sono quassù, in fondo ai miei crateri...Gli uomini li fanno arrivare fin qui, con un tale ardore, una tale forza, da stupirmi... E poi chissà perchè, pare che li perdano di vista, che li scordino...".

"Naturale. E' perchè i sogni hanno le ali e gli uomini no. E chi non può volare fatica a comprendere l'essenza del volo ".

Sono un satellite e le parole rappresentano per me solo uno dei tanti pittoreschi accessori in uso fra i bipedi del mondo azzurro, però quelle della donna incappucciata mi affascinavano, si arrotolavano come note musicali intorno alle corde della sua voce. Mi scoprii a fantasticare sul suo volto e lo immaginai pallido, piccolo come le mani, con lineamenti armoniosi come la voce e occhi certamente neri e grandi come il mantello...Ma lei non sollevò mai la testa.

Anzi, la seconda notte la ritrovai girata di spalle, l'ampio mantello stretto a proteggere ciò che nascondeva in grembo.

"Salve", dissi.

"Salve a te, amica degli insensati".

"Che stai facendo ? ".

"Libero emozioni". Allargò le braccia. "Ti aspettavo, perchè le illuminassi". E allora, una sorta di flusso argenteo si riversò via da lei, spargendosi fra l'erba sulla riva.

"Sono ragni", dissi.

"Esatto. Piccoli, fragili, eppure incredibilmente complessi e geniali, come le ragnatele che ognuno di loro tesserà, tutte diverse, imprevedibili".

"Esiste qualcosa che gli uomini possono controllare ? ", domandai. "Non hanno potere sui loro sogni e a quanto pare nemmeno sulle loro emozioni... Dunque ? ".

"Il potere e il controllo spesso si riducono a mere illusioni ".

" E in ciò gli uomini sono molto bravi ", replicai.

"In cosa ? ".

" Nell'illudersi ".

La donna rise, come la notte prima, una risata breve e secca, vagamente rassegnata. "Hanno almeno un'altra virtù ".

" E quale ? ".

Non mi rispose e si alzò. La mia luce scivolò sul suo mantello come acqua. Mentre si allontanava, addentrandosi nell'ombra, provai di nuovo il desiderio di svelare l'enigma del suo volto. Una curiosità insolita ed irritante, per me... Dopotutto sono un satellite e certe amenità da bipedi dovrebbero essermi estranee...

La terza notte, quando tornai a rischiarare il fiume, la donna stava piantando minuscoli virgulti verde brillante, lungo la riva.

"Salve", la salutai come al solito.

" Salve a te, amica degli insensati".

"Che cosa pianti ? ".

"Germogli di speranza. O, se preferisci, di fede. Si tratta di piante delicate, ma se le si coltiva con impegno, sono in grado di sviluppare radici salde e profonde".

"Capisco. Questa, quindi, è la virtù degli uomini", dissi io. "Il loro più autentico potere".

La donna scrollò le spalle. "O la loro più autentica illusione. Potresti avere ragione tu, chissà...". Sollevò verso di me il cappuccio e l'oscurità sotto di esso si stemperò, permettendomi di distinguere il bagliore stellato dei suoi occhi. "Perciò sei loro amica, l'amica degli insensati ".

"Non chiamarmi così ", protestai. "Ho molti nomi più semplici. So che li conosci e ora voglio conoscere il tuo ".

Lei non si scompose. "Te lo assicuro, il mio nome non è un segreto...". Senza  esitazione si liberò del cappuccio e guardò dritta nella mia luce. "Oh, davvero non mi hai riconosciuta ?

Luna, io mi chiamo Natura Umana ".

Cosa mi ero aspettata ?

Un volto tanto straordinario da farmi uscire di orbita ?

Ebbene il suo non era che un comune volto di donna, segnato, imperfetto, nemmeno particolarmente bello. La natura umana aveva una faccia qualunque. Mi venne il dubbio che potesse fare paura proprio per questo...Agli uomimi, ovviamente. Io sono un satellite, che diamine !  Tuttavia...

Tuttavia continuo a ripensare a quelle tre notti, con la sgradevole sensazione di essermi lasciata sfuggire un dettaglio di essenziale importanza...Non ho più rivisto la natura umana, pur avendola a lungo cercata sulle rive d'ogni fiume. Forse l'ho sognata ?

In fondo orbito da millenni e millenni intorno a questo azzurro mondo di strane meraviglie e può darsi che io cominci ad assomigliare ai suoi visionari e stupefacenti abitanti e, come loro, ad avere emozioni. E sogni. A sperare.

E ad illudermi.