BASTA UNA NOTTE

di Franca B.

scritto nell'estate del 1993

 

 

Molti dei suoi conoscenti si erano chiesti come mai si fosse costruito la casa proprio ai margini del Bosco dei Sentieri

Sinistri, ma, nonostante la cattiva fama del luogo, la terra era molto fertile ed Ettore aveva una famiglia da mantenere.

Del resto, riguardo al pericolo, c'era ben poco che lui potesse fare.  Si limitò solo a dire ai suoi bambini ciò che suo padre aveva sempre detto a lui, per impedirgli di avventurarsi nel bosco: "Non andare a giocare nel bosco, perchè altrimenti finirai nella bottega del Vecchio Sinistro e non tornerai mai più".

E i suoi figli avevano fatto lo stesso con i nipoti, giunti numerosi. Ora, tutti ragazzi di città, con il culto dei computer e dei videogames, giudicavano ridicole le favole di nonno Ettore, ma il timore dei misteri insiti nel Bosco dei Sentieri Sinistri era

radicato in loro come una sorta di eredità genetica e, anche se non capivano che cosa significasse finire nella bottega del Vecchio Sinistro, preferivano tranquillamente continuare ad ignorarlo.

Un bel giorno accadde che Davide, il maggiore, invitò la sua amichetta, conosciuta in riva al mare, a visitare la fattoria del nonno. Grazia era una deliziosa quindicenne, chiara di occhi e di capelli, divoratrice di romanzi gotici e fiabeschi, con il cuore assorbito dagli ingannevoli romanticismi adolescenziali, quelli che fanno più danno di quanto non si creda.  Fu perciò più che prevedibile la sua reazione di fronte al bosco: la incantò e la fece sua.

Nonostante l'impellente desiderio di visitarlo, Grazia ebbe la buona educazione di pazientare per conoscere l'anziano

Ettore, che lì viveva solo, ormai vedovo da anni, e per chiaccherare un pò con lui, ma poi, passeggiando mano nella

mano con Davide, non riuscì più a trattenersi.

"Facciamo quattro passi nel bosco?", gli sussurrò con intenzione. Inaspettatamente, però, Davide rifiutò, deciso. "No. E' pericoloso. Troppo pericoloso".

"E perchè mai ?  C'é forse il lupo cattivo?".

Davide esitò, in imbarazzo:  come faceva a spiegarle che non sela sentiva di accompagnarla per via delle favole del nonno?

Già, però non se la sentiva nemmeno di cominciare proprio quel giorno a sfatare i miti della propria infanzia... "E' pericoloso e basta".

Grazia non gli parve troppo convinta, ma smise comunque di protestare.  Passeggiarono, chiaccherarono e si scambiarono tenerezze per tutto il pomeriggio, ma quando si sdraiarono sotto un grande albero frondoso, Davide cominciò a risentire della tipica pigrizia che coglie più o meno tutti sul finire delle

giornate estive. In breve si addormentò come un sasso.

Per un pò, Grazia se ne rimase tranquilla a contemplarlo, ma poi i suoi occhi cominciarono a spostarsi sempre più spesso verso il limitare del bosco, dove la luce filtrava magicamente attraverso l'intricata selva di rami e foglie, come tante volte aveva visto nelle raffinate illustrazioni dei suoi libri.  Sembrava proprio il fiabesco Bosco Frusciante di Ende, oppure la terra degli elfi di Silvanesti descritta nelle cronache di Dragonlance...

O ancora uno dei verdi paradisi alle pendici del monte Olimpo, dove, secondo le leggende, Zeus rincorreva le ninfe, Artemide cacciava le sue prede e Orfeo suonava romantiche melodie

per Euridice... Non si era mai trovata di fronte a niente di simile, nella realtà:  doveva visitare quel bosco a tutti i costi! Sgattaiolò via il più silenziosamente possibile e si addentrò fra gli alberi, felice come una bambina nella casetta di marzapane. Era proprio tutto meraviglioso, come lo aveva immaginato: sentieri appena accennati fra cespugli di rovi e bacche  si snodavano in mille direzioni, all'ombra di piante gigantesche e secolari e  non mancavano naturalmente il canto degli uccelli e i colori sgargianti delle farfalle.  E il vento, fresco e profumato, danzava con il fogliame, intonando sconosciute canzoni.  Grazia camminò e camminò, perduta in mille fantasie, improvvisandosi dea, maga, principessa ... Non le importava dello scorrere del tempo: in quel luogo incantato la luce pareva sempre la stessa, quella di un eterno pomeriggio estivo.

Improvvisamente avvertì un'altra presenza accanto a sè. Si voltò e vide un bambinetto di colore, con bellissimi riccioli scuri e due immensi occhi neri: era proprio un amore.

Indossava un paio di calzoncini bianchi e non poteva avere più di quattro o cinque anni.

"Ciao", gli disse Grazia.

"Ciao", le fece eco lui. "Io sono Altrove e tu chi sei?".

"Mi chiamo Grazia. Che nome strano hai!  E come sei piccolo per andartene in giro tutto solo... Ti sei smarrito?".

Il bambino scoppiò in una risata cristallina. "No!  Forse sei tu quella che si è persa... Nessuno è venuto con te?".

"No, il mio ragazzo non ha voluto accompagnarmi. Si è  addormentato, invece".

"Che babbeo!  Avrei potuto portarvi al Giardino dei Sognatori !  Vuoi andarci tu? ".

Grazia spalancò gli occhi azzurri. "Intendi dire che in questo bosco c'é un giardino?".

"Sì, sì!",confermò Altrove . "Proprio nel mezzo. Io so come arrivarci".

 

La sera era scesa da un pezzo e Davide era ormai in preda al panico. Nonno Ettore invece era tranquillo. E soprattutto rassegnato. Perchè lui sapeva cosa c'era al centro del Bosco dei Sentieri Sinistri. Lui sapeva che Grazia non sarebbe  tornata: bastava una sola notte, forse anche meno.

 

Il cuore di Grazia non voleva più restarsene al proprio posto: quello era l'Eden, il luogo più bello del creato, impossibile da descrivere. Si trattava del giardino più straordinario che avesse mai visto, progettato in modo così ardito da non sembrare di questo mondo...  Si disse che, tornata a casa, avrebbe scritto sul suo diario delle delicate stradine di polvere di diamante,  delle acque dai riflessi di smeraldo, delle rose dai petali di rubino, delle nubi che nel cielo turchese erano come panna...

Ma si rese conto che sulla carta non sarebbe mai riuscita a rendere ciò che sentiva dentro, se non con parole banali e

inadeguate. Mentre vagabondava estasiata in quella visionedi fiaba, un riflesso di luce le ferì di colpo gli occhi, seguito dal suono di una spada sguainata dal fodero... e, meraviglia delle meraviglie, quando riuscì a vedere di nuovo, davanti a lei c'era la statua di un cavaliere, con la spada puntata verso l'alto in  un gesto di comando.  Grazia contemplò il simbolo del Pendragon sullo scudo, lo splendido volto nordico del cavaliere e la lama perfetta di Excalibur.

"Re Artù!", sussurrò stupefatta.

Ci furono altri lampi di luce , fruscii e sussurri, e d'un tratto le vide tutte: una miriade di statue, sparse ovunque, raffiguranti ognuna i leggendari personaggi che lei stessa aveva  immaginato in boschi come quello. C'erano Artemide e Apollo intenti a cacciare sui loro cocchi d'argento e d'oro;  la conturbante fata Morgana nell'atto di raccogliere una radice di mandragora; Lancillotto inginocchiato al cospetto della regina Ginevra; Psiche occupata a rimirare il bellissimo Eros addormentato; l'Infanta Imperatrice in attesa di Bastian, sul suo trono della Torre d'Avorio; Silvara , il drago d'argento, spiata dall'innamorato mentre si bagnava nel lago e altri

ancora !!

Grazia era completamente rapita: quelle statue sembravano  così vive !  Erano tutti i suoi sogni, scolpiti da chissà quale artista...

"Vieni!", esclamò Altrove ridendo. "Ci sono tante cose favolose da vedere, qui!". Le tese la manina scura e lei ,

inebetita, la strinse, sentendola calda e morbida. Che splendido pomeriggio, pensò, che splendido e lungo

pomeriggio...

"No...", mormorò una voce. Ma da dove proveniva?

Grazia si fermò, anche se Altrove la tirava con la sua esuberante forza di bambino.

"No...", ripetè la voce, ma era appena un sussurro, un soffio di vento. Grazia si guardò attorno. Le statue la circondavano.

Le parve che avessero cambiato leggermente posizione, ma poi si disse che non poteva essere. Allora rimase per un pò ad osservarle, aspettando non sapeva nemmeno lei cosa, poi la manina insistente di Altrove ebbe il sopravvento e Grazia voltò le spalle ai propri sogni.

"No...no...", sospirarono le voci e le statue svanirono nella luce.

 

Arrivò l'alba. Ettore guardò il sole sorgere e poi uscì sotto la veranda, dove Davide se ne stava rannicchiato sul divanetto a dondolo.

"Non tornerà più, nonno?  Mai più? ".

Il vecchio annuì, guardando lontano.

"Basta una notte sola, forse anche meno, e finisci nella bottega del Vecchio Sinistro.  Lo sanno tutti".

 

L'elegante signora di mezza età entrò nel piccolo negozio,  arredato in maniera intima e rustica, e sorrise al vecchio calvo  e vestito di bianco che stava dietro il bancone: ispirava simpatia immediata, perchè aveva un volto molto dolce.

"Desidera?".

"Devo fare un regalo. Qualcosa di poco impegnativo ma  originale. Mi rendo conto di chiedere un pò troppo, ma...".

Il vecchietto ridacchiò. "No, niente affatto. Un regalo senza pretese ma con un tocco in più è sempre il regalo migliore.

Prenda per esempio quelle deliziose bocce di vetro, sullo scaffale : sono piene d'acqua e se le si capovolge o le si

scuote, la neve oppure petali di fiori cadono sui paesaggi di plastica colorata all'interno. In genere, i commercianti le

vendono prodotte in serie, ma quelli sono tutti pezzi unici.

Ne scelga pure una: il prezzo è irrisorio, mi creda".

La signora non tardò a scegliere. "Oh,ma guardi questa! E' incantevole! Me la incarti subito! ".

La boccia venne agitata più volte, mentre il vecchino  confezionava il pacchetto, e una dolce nevicata di farfalle

prese a cadere sulle delicate figurine che, mano nella mano, passeggiavano in un bosco: una ragazzina bionda e un

bambino nero.